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Ma l'aromatologia è una cosa seria?

Luigi Lacchini - naturopatia ayurvedica e psicologia dello Yoga e del Tantra
Pubblicato da in aromatologia ·
Tags: oliiessenzialiaromatologiascienza


La scienza si applica a tutto?

Spesso, durante i miei corsi o le conferenze, mi sento fare questa domanda: “l'aromatologia è una cosa seria?”, oppure “ha una base scientifica?”.
La domanda sottintende alcune convinzioni che non sono affatto ovvie, anche se molte persone sembrano non accorgersene.
Innanzi tutto c'è la convinzione e che esista “la” scienza, l'unico tipo di conoscenza “vera” (ma non è quello che vogliono farci credere tutti i massmedia?!), l'unica che dev'essere seguita se vogliamo essere uomini e donne al passo coi tempi. Da qui il secondo passaggio implicito: “la” conoscenza scientifica dev'essere applicata a qualunque ambito del sapere, perché altrimenti quell'ambito non ha alcun valore o, al più, è un gioco.
Purtroppo le cose non sono così semplici. “La” scienza non esiste; ne esistono molte e “funzionano” in modo assai diverso fra loro. Fare logica o matematica è totalmente diverso dal fare fisica, che è ancora molto differente dal fare biologia o psicologia. Man mano che ci si occupa di argomenti complessi, con moltissime variabili, legati al mondo umano, dove si entra nell'ambito individuale, l'applicabilità rigida dei metodi scientifici è sempre più difficile e porta spesso fuori strada.
È un argomento di cui ho già parlato, in maniera decisamente più approfondita e non voglio fare qui un trattato di epistemologia.
Vediamo allora se, nel caso dell'aromaterapia, l'approccio scientifico funzioni  o no.

L'aromatologia è empirica?

Molte persone, specialmente in Italia, credono che l'aromatologia sia una sciocchezza, totalmente empirica; una delle tante trovate “new age”, analoga alle credenze sulla terra piatta...



Mi duole distruggere questa beata convinzione che è frutto esclusivamente di ignoranza. In altri paesi, non proprio “arretrati”, come gli Stati Uniti e la Francia, o anche nel nord Europa, si fanno studi scientifici sulle proprietà degli olii essenziali da più di vent'anni e la quantità di materiale che è stato prodotto è imponente. Vi sono migliaia di studi, esperimenti, trials clinici, prodotti da blasonati centri di ricerca e pubblicati su prestigiose riviste di farmacologia, psichiatria, geriatria, pediatria, ecc. L'aromatologia è ormai da tempo entrata nei reparti dove si assistono pazienti affetti da demenze (fa parte delle cosiddette “cure non farmacologiche”), nelle nursery e in molti altri contesti. Perciò la faccia è salva: l'aromatologia non è argomento da maghi o fattucchiere. Questo fatto, però, personalmente non mi tocca particolarmente, perché per numerose ragioni, credo di poter dire che questo approccio scientifico (o pseudo tale) è largamente fuori luogo e non coglie affatto gli aspetti peculiari di questa disciplina. Vediamo perché.

I problemi di un approccio scientifico all'aromatologia

La scienza è fondamentalmente analitica. Taglia e separa per poter comprendere, ma purtroppo, vi sono situazioni in cui questo procedimento perde completamente di vista la reale consistenza dell'oggetto che sta studiando, che, invece, è un sistema strutturato.
Ne sappiamo qualcosa se guardiamo a cosa è accaduto alla medicina. Ipercompetente nell'analizzare i problemi di un organo o di un apparato, non riesce più a vedere l'insieme dell'essere umano. Cura malattie, organi, non esseri umani.



L'approccio con gli olii essenziali è stato simile. Ogni olio contiene molecole chimiche ben precise e la scienza si è messa a indagare le proprietà biochimiche di queste molecole, considerate separatamente. Purtroppo, l'azione di una molecola specifica studiato in vitro, non ha nulla a che fare con l'effetto di un olio essenziale (formato da una sinergia di sostanze) su un essere umano reale. Gli esperimenti scientifici hanno bisogno di bloccare le variabili che non sono oggetto di studio per poter indagare quella sotto esame, ma questo nel caso dell'azione degli o.e. sull'essere umano non si può fare. Questo fa sì che negli esperimenti scientifici riguardanti gli olii si riscontri una grande variabilità, che dipende in gran parte da come sono stati costruiti male gli esperimenti. La lavanda in alcuni esperimenti appare sedativa, in altri sembra non fare nulla. Purtroppo in natura non esiste “la” lavanda. Da un anno all'altro, da un clima all'altro, dalla situazione di una pianta ad un'altra, i chemiotipi delle piante variano. Senza contare, che, in vivo, il chimismo dell'olio incontra la variabile umana. Gli aromi possono suscitare reazioni psichiche, evocare memorie, suscitare emozioni. Tutte cose che in una prova tra molecole in laboratorio non accadrà mai.
La lavanda è sedativa? Provate a farla annusare a una persona che la associa alla fattoria del nonno, che la picchiava e la umiliava in tutti i modi... non appena l'aroma scatenerà la memoria olfattiva, avrete una reazione di ansia e rifiuto. E molte delle nostre memorie olfattive sono inconsce.
Perciò, mi viene da dire che l'approccio scientifico agli olii esiste eccome, ma non serve a molto nel loro utilizzo, a meno che non si parli dell'uso orale (magari in capsule), dove la componente olfattiva entra in gioco poco o niente e gli o.e. vengono usati come una qualunque pillola o fitopreparato.
Perciò, accanto all'approccio scientifico ci vogliono altri strumenti per avvicinare l'aromatologia. Ma questa è un'altra storia e ne parlerò in un prossimo post.
Fonti di questo articolo:



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