Yoga Classico e Yoga Tantrico: similitudini e differenze - Studio Lacchini - formazione culturale - percorsi evolutivi

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Yoga Classico e Yoga Tantrico: similitudini e differenze

Materiali
(PRECISAZIONE LESSICALE.
Nel testo sarà utilizzata l'espressione "Yoga classico" per indicare con una sola espressione la concezione yogica delle Upaniṣad, lo yoga di Patanjali, l'Hatha tradizionale e le forme di Hatha del XX° secolo, nonché tutte le derivazioni e modificazioni relative (Ashtanga, Prasara, Kundalini, Kriya, Bikram, ecc.). Ovviamente chi scrive è ben consapevole delle peculiarità di ciascuna scuola o stile, ma si intende per comodità utilizzare un termine unico che accorpi tutte le scuole yogiche non tantriche.
Si utilizzeranno i termini "Tantra" e "Yoga Tantrico" come sinonimi.)

 
Dato che il Prāṇa Viveka Yoga si propone come Yoga Tantrico, diviene essenziale chiarire quali siano state le differenze fra il Tantra e lo Yoga, sia dal punto di vista teorico-filosofico, che da quello delle pratiche.
Si cercherà di puntualizzare le differenze storiche fra le due Vie, ossia quelle che le hanno distinte nell’India medioevale, e di precisare le differenze che possano sussistere oggi, considerato che né il Tantra né lo Yoga possono essere riproposti tout-court agli uomini e alle donne occidentali del XXI° secolo.
Dato che moltissimi aspetti storici di entrambe queste Vie erano strettamente e indissolubilmente connessi con il contesto socio-culturale a cui appartenevano, va fatto emergere una sorta di “cuore” permanente, un nucleo valoriale essenziale che possa essere riproposto oggi con metodi e pratiche consone al nostro mondo, alla nostra cultura e alla nostra sensibilità.
Per evidenziare meglio le differenze ne sintetizziamo alcune in modo schematico (riduttivo ma funzionale).

Aspetti filosofici
Per lo Yoga classico la Realtà Ultima è trascendente e inconoscibile, ma la sua essenza è spirituale. Tra spirito e materia c’è una scissione ontologica assoluta. La dimensione spirituale va perseguita, quella materiale rifiutata o almeno trascesa. Qualsiasi manifestazione legata alla materia (corporeità, emozione, desiderio, piacere, ecc.) allontana dalla vera e unica natura da perseguire che è quella spirituale.

 
Questo è il punto chiave da cui scaturisce la diversa visione tantrica; infatti anche per il Tantra la Realtà Ultima è trascendente e inconoscibile, ma la sua essenza è polare. Si manifesta con due aspetti, opposti e complementari, che simbolicamente vengono indicati come “maschile” e “femminile”, entrambi divini e di identico valore. Le manifestazioni materiali (corporeità, emozione, desiderio, piacere) sono espressione dell’energia (Śakti) che è l’aspetto femminile di Dio.  Essa produce, pervade, sostiene e infine riassorbe l’intero universo. Perciò la materia è "informata di Divino" e di analogo valore. Tutto questo esprime in un certo senso  il principio del "come in Cielo, così in Terra", la santità intrinseca di tutto ciò che esiste e la sua dignità ontologica.

 
Da tutto questo scaturisce una profonda differenza nel modo di concepire il rapporto fra il Divino e il mondo: per lo Yoga classico il Divino è assolutamente separato dal mondo, in uno stato di quiete perfetta e autocontenuta. È un Divino di puro essere statico. Il mondo è “māyā”, illusione senza senso, da trascendere.
Per il Tantra il Divino è in uno stato di quiete desiderante, perché prova il desiderio (rasa) di manifestarsi in infiniti modi. È un Divino intrinsecamente dinamico, un Dio-col-mondo. Il mondo è “līlā”, il gioco attraverso cui il Divino si vela e si svela.

 
Questa diversa visione della Realtà Ultima conduce ad un'ovvia differenza di prospettiva circa il percorso evolutivo a cui è tenuto il praticante delle due rispettive Vie.
Per lo Yoga classico il Divino si riconquista lasciando il mondo. Il percorso spirituale è “rinunciante” ed escludente. Per lo Yoga tantrico il Divino permea tutto il mondo che quindi presenta una natura ambigua: può essere o la prigione che ci rinchiude (se ci limitiamo ad esso) o l’opportunità per riscoprire l’Uno (se in esso cogliamo i segni del Divino). Il percorso spirituale è inclusivo, ma il punto nevralgico diventerà il non attaccamento.

Gli aspetti etico-sociali
Questa diversa impostazione metafisica ha comportato storicamente posizioni etico-sociali assai diverse.
Dato che tutte le manifestazioni materiali sono da rigettare, lo Yoga classico, sostanzialmente indifferente alle cose del mondo, ha accettato acriticamente il sistema castale e la prospettiva pesantemente patriarcale tipica dell’epoca e della cultura brahmanica. Il percorso yogico è rimasto precluso alle donne e ai membri delle classi inferiori.
Per lo Yoga tantrico, invece, dato che, in linea di principio, in tutte le manifestazioni materiali è presente l’energia divina, non si possono porre limitazioni né di casta né di genere al percorso tantrico. Anzi, la centralità di Śakti suggerisce la centralità del femminile. Questo atteggiamento, in realtà, non è stato storicamente eversivo rispetto al sistema, che il mondo Tantrico ha continuato a rispettare, ma di fatto, nelle scuole tantriche hanno avuto libero accesso sia le donne che i senza casta.

 
Ancora più rimarchevole la differenza delle due Vie dal punto di vista etico.
Lo Yoga classico è pesantemente giudicativo nei confronti di chi resta ancorato alla materia, alle emozioni, al piacere. La divisione netta tra bene e male, materia e spirito, scinde ogni realtà; per lo Yoga tantrico, invece, se il Divino è presente in ogni cosa la distinzione bene/male non ha alcun senso, perché in ogni cosa o circostanza il punto essenziale è scorgere i segni del Divino. Il punto di vista del Tantra, in proposito, sembra molto simile a quello espresso da una certa teologia cattolica medioevale, che rifiuta di ammettere oggettivamente l'esistenza del "male" o del "buio", perché queste due sono realtà solo apparenti, in quanto "meno bene" e "meno luce". Se tutto è pieno di Dio, possono soltanto esistere realtà che riflettono più o meno questa natura divina, ma non realtà che ne siano completamente prive, perché nulla può sussistere al di fuori di Dio.
Questa prospettiva fa sì che il Tantra possa aprirsi alla dimensione della compassione, estranea allo Yoga classico (nello Yoga di Patanjali non compare), nella consapevolezza che in tutto c'è una certa luce divina e nella vicinanza umana a chi questa luce non riesce ancora a scorgerla. Naturalmente questa dimensione sarà particolarmente enfatizzata dalle scuole tantriche buddhiste del Tibet.

 
L'approccio etico molto più morbido si manifesta in maniera specifica rispetto alle specifiche prescrizioni etiche dello Yoga classico: yama e niyama, i primi due aṇga (parti) dello Yoga di Patanjali.
Yama rappresentano i cinque principi base dell'etica sociale del praticante di Yoga: Ahiṁsā (non violenza), Satya (verità), Asteya (non appropriarsi), Brahmacarya (muoversi verso l'essenziale o castità), Aparigraha (lasciare andare).
A queste prescrizioni si aggiungevano i 5 Niyama, gli atteggiamenti morali verso sé stessi: Śauca (purificazione), Saṃtoṣa (capacità di accontentarsi), Tapas (fuoco interiore), Svādhyāya (avvicinarsi a sé stessi), Īśvarapraṇidhānā (abbandonare a forze superiori i frutti delle azioni).
Molte scuole classiche di yoga hanno da sempre letto Yama e Niyama come divieti e obblighi etici, interpretati in maniera “talebana” e maniacale, determinando in molti praticanti e maestri di yoga una rigidità psicologica ed etica inquietante.
La scuole tantriche antiche per lo più non se ne sono occupate mentre quelle moderne, compreso il Prana Viveka Yoga, li considerano “atteggiamenti”, “prospettive” su cui è possibile riflettere e meditare, livelli di riferimento evolutivo che non hanno valore assoluto, ma situazionale. Va detto tuttavia che non sono mancati grandi Maestri di Yoga classico (primo fra tutti T.K.V. Desikachar) che hanno abbracciato questa prospettiva.

Gli obiettivi della pratica
Sulla base di tutte queste importanti differenze filosofiche ed etiche, si comprende che anche la pratica sia completamente diversa negli obiettivi e negli orientamenti.

 
La pratica dello Yoga classico ha principalmente l'obiettivo di sottoporre a un controllo rigidissimo tutte le manifestazioni corporali, attraverso posizioni, tecniche respiratorie, bandh e tecniche di pulizia corporea.
Tramite azioni di concentrazione viene effettuato il completo ritiro dai sensi e, attraverso il controllo del corpo e il ritiro dai sensi si giunge a spegnere tutte le vibrazioni della mente (pensieri, emozioni, sensi).
In questo modo si arriva ad abbandonare l’ego (materiale) per incontrare il Sé (la parte spirituale di noi stessi), entrando e permanendo nella dimensione meditativa, dell’eternità, dell’assenza di tempo.

 
Di tutt'altra natura gli obiettivi della pratica dello Yoga Tantrico, dove i sensi non devono essere spenti, ma potenziati al massimo, nelle loro valenze più sottili, per cogliere le più piccole sfumature dell’energia Divina intorno a noi. L’energia del desiderio, del piacere e delle emozioni massimali, invece che essere totalmente rifiutata, viene valorizzata come spinta verso il Divino e verso la non-mente, purché non crei attaccamento.  Vengono colte, create e valorizzate tutte le manifestazioni di bellezza (naturale, artistica) considerate espressioni visibili dell’invisibile.
Il praticante è invitato a raffinare e potenziare la capacità di sentire e lavorare con l’energia, propria e ambientale.
Tutti gli elementi del mondo possono essere utilizzati al fine evolutivo, ma restando distaccati e vivendo consapevolmente la dimensione del “qui e ora”.
Vanno colti i legami profondi (divini) che uniscono tutte le cose.
Anche nello Yoga Tantrico il praticante è invitato ad abbandonare l’ego, ma nella consapevolezza che tutto è Uno; tutto questo consente di entrare in una profonda dimensione di compassione perché non c’è più alcuna distinzione tra “io” e “non-io”.

In sostanza, pur avendo entrambi l’obiettivo finale di ricongiungere l’essere umano con la sua matrice divina (che è il senso di qualunque Yoga), lo Yoga classico chiude drasticamente con i sensi e le emozioni, con l’arte e la natura, tutte manifestazioni di māyā, mentre lo Yoga tantrico coltiva una raffinata polisensorialità e si serve dell’energia delle emozioni, della ricerca della bellezza artistica e naturale come strumenti evolutivi.
Il punto nevralgico dello Yoga tantrico è il fatto di servirsi del mondo, della materia, di tutto ciò che appartiene alla vita incarnata e che è manifestazione dell’energia divina, ma senza attaccamenti, ossia esercitando una piena consapevolezza circa la sua mutevolezza e caducità e facendo quindi del “qui e ora” il fulcro dell’esistenza.
Tratti come l’assoluta centralità del “qui e ora”, la distaccata valorizzazione del mondo e la compassione universale mostrano delle similitudini fra lo Yoga Tantrico e altre Vie orientali, come lo Zen e il Buddhismo. Quest’ultimo, non a caso, avrà anche una vera e propria manifestazione tantrica in Tibet e in Nepal.

Le pratiche
A questo punto si comprende che anche a livello delle pratiche vere e proprie, lo Yoga tantrico abbia sviluppato strumenti differenti e del tutto assenti nello Yoga classico.
Le pratiche dello Yoga classico sono quelle tradizionalmente insegnate ed effettuate nelle scuole di Yoga:
  • āsana (posizioni)
  • prāṇāyāma (tecniche respiratorie)
  • bandh (tecniche di restrizione dell’energia)
  • shatkarma (tecniche per la pulizia del corpo desunte dall’ayurveda)
  • dhāraṇā (tecniche di concentrazione mentale)
  • dhyāna (tecniche di prolungamento temporale della meditazione)
  • samādhi (tecniche di riassorbimento meditativo).

 
Lo Yoga tantrico ha storicamente utilizzato molte tecniche presenti in quello classico, ma aggiungendone altre di squisita natura energetica, come mudrā (sigilli energetici), mantra (suoni sacri), yantra (geometrie sacre), attività artistiche e in natura, lavoro simbolico sul corpo (anatomia energetica). Queste pratiche energetiche sono state fatte proprie anche dallo Yoga classico, che anche attualmente ne fa uso, a sottolineare come i due tipi di yoga siano profondamente interconnessi e abbiano reciprocamente valorizzato tecniche e pratiche.

 
Nello Yoga tantrico moderno si è ritenuto opportuno diversificare il lavoro corporeo, inserendo anche tecniche provenienti dal Tibet, in modo da esplorare una gamma più vasta di tecniche corporee che comprendano sia posizioni statiche che dinamiche, lente e veloci.
In più sono state aggiunte pratiche relative alla sensorialità e, specificamente, addestramento all’olfatto, al tocco, al colore e tecniche musicoterapiche.

 

 
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